Nel mese scorso mi è capitato di catalogare uno scatolone contente una marea di documenti, e man mano che mettevo ordine, mi accorgevo di aver a che fare con un pezzo della storia patria che mai come in questo anniversario è sentita e rinverdita; mi sono trovato di fronte alla vita di un uomo che ha solcato i primi sett’anni del secolo scorso, passando dal Colonialismo degli anni 20, alla Slovenia, fino a traghettare Milano nell’8 settembre.

Spero che questa documentazione finisca, come promesso, in un museo dei Cacciatori delle Alpi, se così non fosse lascio qualche scheggia, di quanto ho avuto modo di visionare, in questo spazio; e voglio iniziare con una poesia/canzone che ricorda una impresa che ebbe una enorme eco sulla stampa e nel mondo, la medesima località salì poi nuovamente alla ribalta nel secondo conflitto mondiale, sugellando l’eroismo dei soldati italiani.

Giunse in Cirenaica, da Cheren trasportato

D’Eritrea un battaglione;

Dopo sette mesi l’avevano allenato

A marciare sul camione.

Fra Guba, Tobruk e Bardia sparpagliato

In territorial mutato

Più non ricordava marce e accampamenti

Né razzie d’armenti.

  • Quando un bel dì (un bel dì, un bel dì)
  • L’affar finì (l’affar finì)
  • Dei bianco e azzurri il battaglione
  • Deve far la nota spedizione
  • Agegum arrai (agegum, agegum)
  • Fra il tac pum (fra il tac pum)
  • Giarabub bisogna a piè toccar
  • A costo di scoppiar.

L’uno di febbraio, dopo un’abbeverata

Parte il grande colonnone

Sarà una passeggiata o una facchinata

Tuonerà forse il cannone

Gheggia ben Abdalla vorrà farsi vivo

Oppure far vorrà il cattivo.

Pensa che il nemico tu hai da temere

Quando non si fa vedere.

  • E così. Pian pian (pian pian)
  • Con l’arma in man (con l’arma in man)
  • Pel deserto sempre si cammina
  • Ci si sveglia presto la mattina
  • Agegum arrai (agegum, agegum)
  • Fra il tac pum (fra il tac pum)
  • Giarabub bisogna conquistar
  • A costo di crepar.

Seguoci in camione uno stuol di giornalisti

E una schiera d’altra gente.

Gli uni contan balle su di noi, poveri cristi,

Gli altri pare contin niente.

Se il Senusso si ostina a non sparare

Cosa mai si può inventare?

Facil cosa è fabbricar combattimenti

E sarem tutti contenti.

  • Ma chi sa il perché (il perché, il perché)
  • Andiamo a piè (andiamo a piè)
  • Col governo mai non si discute
  • Tira avanti e pensa alla salute
  • Agegum arrai (agegum, agegum)
  • Fra il tac pum (fra il tac pum)
  • Giarabub bisogna espugnar
  • O all’inferno andar.

Dopo otto giorni di marcia strascicanti

Giarabub vicino appare

Prepara l’armi ognun, si f ail comando avanti

La gran pugna a preparare_

Dal palmeto e dalle mura tutto tace

Vi è dunque qui la  pace

Il Senusso se n’è andato a passeggiare

Chè la ghirba vuol salvare

  • O che delusion (delusion, delusion)
  • Le ambizion (le promozion)
  • Nel cestino andranno a finire
  • Se non può nessun di noi morire
  • Agegum arrai (agegum, agegum)
  • Niente tac pum (niente tac pum)
  • Se il nemico se ne volle andar
  • Che cosa possiam far?

Testo originale dattiloscritto facente parte della documentazione del Generale Vittorio Ruggero

Foto ada ricognizione aerea degli anni 20, sul retro è riportata la data, l'ora e il nome dell'ufficale che ha scattato la foto